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8 giugno l’uscita dell’ultimo libro della giornalista Alina Rizzi... per-la-serie-cogito-ergo-scrivo #13

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Prevista per l’8 giugno l’uscita dell’ultimo libro della giornalista Alina Rizzi, dal titolo PELLE DI DONNA. La violenza sulle donne è ormai all’ordine del giorno, una più diffusa informazione ed educazione all’amore verso le donne potrà avere solo un effetto positivo su quei maschi che, ancora oggi, la trattano come essere inferiore. Abbiamo raggiunto la nostra autrice alla quale abbiamo rivolto alcune domande.

PELLE DI DONNA è un libro di storie vere e documentate, da dove vengono?

Dalla cronaca soprattutto. Sono storie che ho raccolto negli ultimi anni per le riviste a cui collaboro. Storie di donne vittime di violenza e soprusi, da parte dei loro uomini soprattutto.

 Crede sia utile raccontare i fatti per combattere la violenza di genere?

Sì, assolutamente. Raccontare serve a condividere, a tenere alta l’attenzione su questo enorme problema. Serve anche alle vittime per non sentirsi sole e isolate, per trovare la strada per superare l’esperienza e il dolore. Le donne che ho intervistato ce l’hanno fatta: sono state forti e coraggiose, si sono ribellate, hanno salvato la propria dignità oltre che la propria vita.

Nel libro racconta anche storie di donne straniere: per esempio della pratica dell’infibulazione e del racket della prostituzione nigeriana.

È vero, perché il problema dei soprusi sulle donne è trasversale, coinvolge il nord e il sud del mondo, religioni e culture diverse. Nessuno deve sentirsi estraneo al problema. Viviamo in una società patriarcale, che solo in anni recenti, con fatica e grazie al lavoro di tante donne, è stata messa in discussione. Non possiamo assolutamente tornare indietro. E per farlo occorre fare fronte comune.

 Il racconto intitolato “Lapidata” è la storia di un femminicidio. Non teme che il libro sia troppo “duro”?

I miei racconti non possono essere certo più duri della realtà. E alla realtà, in questi casi, non ci si deve sottrarre. Non ho scritto un libro rilassante, è evidente, ma non ho neppure cercato di enfatizzare queste storie. Mi sono attenuta ai fatti, cercando di dare voce anche ai pensieri e alle emozioni delle protagoniste, e credo di esserci riuscita, perché rileggendo i racconti prima che venissero pubblicati, si sono completamente ritrovate. È stato uno scambio profondo e intenso, del quale sono molto grata a ognuna di loro: hanno voluto condividere con me momenti fondamentali delle loro vite e, con molta generosità, hanno offerto la propria esperienza a ogni lettrice.

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