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A tu per tu con Totò Cuffaro! In evidenza

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L’intervista a tema in redazione durante un giorno di festa:
«Nastasi? Discorso oggettivo e ragionato.
Crocetta? Semplicemente inadeguato.
Io? Come un maiale!»

Smagrito, ha lo sguardo da pecora ammansita, ma lui preferisce più paragonarsi a un “maiale”. «Nella fattoria di Orwell il maiale è il più animale di tutti» dice. Ha letto tanto Totò Cuffaro, durante la sua detenzione. Ha letto Socrate e i classici e, citando il maestro ateniese, adesso dice che considera «un “diritto” rispettare la giustizia. “Perché dà l’idea dell’essenza dell’uomo”». Si presenta serenamente, con quel mezzo sorriso che adesso sembra essersi accasato sul suo volto. Cominciamo in media res. Ha già tra le mani il saggio di Nastasi.

«L’ho letto subito dopo la mia scarcerazione, tutto d’un fiato - ci dice immediatamente - non conoscevo Simone, mi ha molto colpito la sua ostinazione ad approfondire giornalisticamente particolari che spesso, all’apparenza, risultano anche inutili».

 

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- Il libro batte molto sulla famosa “prova regina”. Nastasi ne fa emergere tutte lecontraddizioni: lei che idea si è fatto?

“Prova regina” che in realtà sarebbe la famosa frase “Ragiuni avia Totò Cuffaro”! Se si dovesse dare un giudizio sulla mia vicenda giudiziaria partendo da questo nessuno potrebbe basarvi un processo. E non perché lo dico io, ma perché lo hanno affermato i periti del tribunale. Quando vennero chiamati in causa, questi esperti dissero subito che tale intercettazione non c’era! Nastasi lo prova portando a conoscenza i referti in appendice...

- Che tipo di lavoro, appunto, ha fatto secondo lei Nastasi?

C’è stato un impegno intenso e meticoloso dietro. Perché l’autore non si è fermato soltanto a rileggere le carte del mio processo, che sono già migliaia, ma, aggiungendo quelle degli altri dibattimenti paralleli e mettendole in rapporto tra loro, ha trovato ulteriori discrasie e incongruenze. Separando i fatti dalle opinioni, racconta un dato oggettivo e soltanto dopo mostra al lettore, senza interferenza, quali sono le sue idee personali... A questo si è aggiunto un percorso di contestualizzazione della mia figura in quanto politico e in quanto uomo, svolto con una prosa molto scientifica ed efficace.

- Quale potrebbe essere l’ultimo capitolo di questo libro?

Quello sul processo di revisione! Nel quale, lo anticipo subito, rinuncerò a qualsiasi indennità! Questa speranza mi ha dato conforto e forza in carcere. Adesso che ho finito di scontare per intero la mia pena - per cui nessuno potrà venirmi a dire che non ho voluto pagare il mio conto con la giustizia – ci stiamo lavorando: è stata effettuata un’ulteriore perizia con le più moderne tecnologie, tramite strumenti avanzatissimi e questi sanciscono esattamente tre cose, che sostanzialmente emergono anche dalla disamina di Nastasi: quella frase non è mai stata detta; in quel momento non c’è nessuna donna che parla; la microspia non è mai stata tolta dal luogo in cui era stata posizionata dai Ros. Attraverso questo percorso, mi interessa ripristinare il mio onore… La mia storia, che non può essere solo fango!

- Definire kafkiano il giorno della condanna in Cassazione sembra un eufemismo: lei che si consegna e i Carabinieri che non possono arrestarla… A distanza di tempo che ricordi ha?

Ricordo di una speranza che si era accesa, soprattutto nella mia famiglia, in mia figlia che è quella che mastica più di diritto. C’era quel filo di speranza appeso alla richiesta della procura generale di non considerare l’articolo 7 (della L. 203/91, ovvero l’aggravante del metodo o della modalità mafioso, ndr). C’è stata una speranza, ma da parte mia mai una convinzione. Perché ho sempre pensato che al di là dei fatti contestati, si stesse dando un giudizio sulla persona politica e sull’uomo, come se in me avessero voluto cercare la “condanna modello”, affinché si sancisse che nella disputa tra i poteri ce ne fosse uno più forte degli altri, che nessuno fosse immune dalle responsabilità nei confronti della giustizia.

- In merito all’abbraccio negato a sua madre, la giornalista Myrta Merlino, una voce che non potremmo proprio definire di “parte”, ha twittato: “una barbarie”! …

Brucia ancora quell’“orribile” sentenza che dice testualmente che con mia madre, affetta da alzhaimer, “non si sarebbe instaurata una condivisa relazione umana”… Foscolo ipotizzava una corrispondenza sensoriale tra vivi e morti e io non avrei potuto godere dell’abbraccio di mia madre? Una delle afflizioni più pesanti delle mia situazione carceraria! Segno che, come nella Fattoria di Orwell, io sono stato considerato un animale più uguale degli altri. Sì, questa è stata una barbarie… di diritto e di umanità.

- La “mia” Africa…

Ho già il biglietto e il 30 marzo è fissata la mia partenza: andrò all’ospedale «Ibitaro Cimpaye - Sicilia» che significa «Dono di Dio» intitolato a Giovanni Paolo II, nella provincia di Ruyigi, in Burundi. Eserciterò la mia professione. Ho finanziato io nel 2005 quell’ospedale quando ero presidente della Regione, grazie all’intercessione di monsignor Lenzo, con i fondi della programmazione europea. Per adesso solo per 3 mesi… Nel frattempo la struttura è stata affidata ad un’organizzazione internazionale che fa parte della OMS, la “Mother World Foundation” il cui presidente si dice ben lieto di avermi laggiù.

- Credente praticante, una formazione all’interno della migliore Dc targata Moro: come le sembra questa chiesa degli scandali?

La Chiesa ci ricorda e ci tiene uniti con Dio. È una comunità e in quanto tale è fatta di tante cose. Mai immaginare che la deviazione di un singolo possa inficiare il ruolo di una determinata istituzione, vale per la Chiesa così come per le altre…

- Fino a quanto potranno spingersi, secondo lei, le riforme di Francesco?

Questo Papa ha dato una sterzata definita e decisa, riportandola alla sua essenza umana e popolare, alla sua dimensione di serva dei poveri. È importante e consolante sapere che c’è un amico che viene in carcere, tra il rumore delle sbarre, piuttosto che stare schermato al di là delle transenne. Questo è la chiesa del futuro, ovvero quello di immergersi nel presente con tutte le sue emergenze e i suoi bisogni…

- Secondo la Carta di Milano, i giornalisti sono tenuti a “fornire dati attendibili e aggiornati che permettano una corretta lettura del contesto carcerario”... quanto viene rispettata, e soprattutto, quanto è stata rispettata nel suo caso?

Sì, la conosco bene. Ed è appellandomi a essa che ho querelato alcuni giornalisti perché hanno violato il loro documento deontologico, scrivendo cose di una gravità assoluta! Innanzitutto perché il mio patrimonio è tutto pignorato e quindi non ho niente da occultare, ma anche perché ciò ha ulteriormente ristretto le mie condizioni di detenuto, con perquisizioni a giorni alterni.

- Caso Cucchi...

Non posso che affermare che alla Procura di Roma va riconosciuto il coraggio di andare fino in fondo e indagare la verità. Perché quale fosse, in realtà la sapevano tutti, ma nessuno la voleva dire… Adesso la si sta accertando!

E ci avviamo alla fine della nostra intervista… Anche se ha più volte e da più parti risposto a questa domanda, può dirci cosa ne pensa dell’attuale presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta?

Ho espresso la mia opinione il mese successivo alla sua elezione. È una persona buona e nessuno gli può contestare la sua lotta alla mafia. Ma non posso non considerarlo inadeguato: non conosce questa terra, l’animo dei siciliani. Perché i nostri conterranei non si possono governare né con le bastonate, alla maniera di Lombardo, e neanche con la collerina… è una terra che ha bisogno di essere conosciuta e governata con equilibrio, con moderazione, con la solidarietà… Governare è un’altra cosa!

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Barrafranca 23/12/2015

                                                                                                                                                                                                                                                                                                          L'Ufficio Stampa

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