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Martedì, 12 Gennaio 2016 19:37

A tu per tu con Totò Cuffaro!

L’intervista a tema in redazione durante un giorno di festa:
«Nastasi? Discorso oggettivo e ragionato.
Crocetta? Semplicemente inadeguato.
Io? Come un maiale!»

Smagrito, ha lo sguardo da pecora ammansita, ma lui preferisce più paragonarsi a un “maiale”. «Nella fattoria di Orwell il maiale è il più animale di tutti» dice. Ha letto tanto Totò Cuffaro, durante la sua detenzione. Ha letto Socrate e i classici e, citando il maestro ateniese, adesso dice che considera «un “diritto” rispettare la giustizia. “Perché dà l’idea dell’essenza dell’uomo”». Si presenta serenamente, con quel mezzo sorriso che adesso sembra essersi accasato sul suo volto. Cominciamo in media res. Ha già tra le mani il saggio di Nastasi.

«L’ho letto subito dopo la mia scarcerazione, tutto d’un fiato - ci dice immediatamente - non conoscevo Simone, mi ha molto colpito la sua ostinazione ad approfondire giornalisticamente particolari che spesso, all’apparenza, risultano anche inutili».

Pubblicato in Blog

ROMA – È stato presentato il 9 dicembre, alla Sala Stampa della Camera dei Deputati “Cuffaro tutta un’altra storia – La verità sul processo al presidente dei siciliani” il nuovo libro sulla vicenda giudiziaria dell’ex governatore, a firma del giornalista romano Simone Nastasi, da oggi in tutte le librerie per Bonfirraro editore.

Totò Cuffaro ha veramente aiutato la mafia? Attraverso l’analisi approfondita delle diverse fasi processuali e la rilettura dei atti dibattimentali, Nastasi mette in luce gli aspetti meno raccontati del processo, come per esempio la vicenda delle intercettazione “Ragiuni avia Totò Cuffaro”, che per l’accusa costituirà la “prova regina”. «Perché così tanti consulenti? E perché per due periti la ricezione della microspia risulta poco udibile? Ma, soprattutto, Cuffaro avrebbe realmente fatto parte di quell’area grigia nella quale, come si legge nella sentenza di primo grado, ‘opera indisturbato un intreccio perverso tra interessi politici, economici, affaristici e mafiosi’»?

Sono soltanto alcune delle domande che si pone l’autore (così com’è avvenuto con il suo scritto d’esordio “Il caso Speziale – Cronaca di un errore giudiziario”, Bonfirraro) su una vicenda complessa che ha riguardato «il primo condannato della storia politica italiana a scontare in carcere una pena così lunga». La sentenza definitiva è, infatti, arrivata dalla Cassazione il 22 gennaio del 2011. La pena inflitta è stata una condanna a sette anni di reclusione per rivelazione di segreto istruttorio con l’aggravante di favoreggiamento mafioso. «Un’accusa - scrive Nastasi - che Cuffaro ancora oggi continua a non voler accettare, perché ripete ‘la mafia fa schifo’ e ‘la mafia, l’ho sempre combattuta’. Anche nel suo caso, valga allora la domanda: la verità giudiziaria e quella storica, possono coincidere? I fatti sono andati veramente in questo modo?».

Dubbi, interrogativi, testimonianze, interviste esclusive e quant’altro: tutto contribuisce a fare del volume – con la prefazione del giornalista d’inchiesta Guido Paglia, direttore de L’ultima ribattuta, e con la postfazione dell’avvocato ed ex parlamentare Mauro Mellini, autore de Il partito dei magistrati (Bonfirraro ed.) – un saggio acuto e agile, dall’andamento a spirale, con i concetti accennati prima e approfonditi poi, che abbandona subito la presunzione di essere detentore di assolute verità – a dispetto del titolo provocatorio – ma che induce il lettore a porsi, sempre e comunque, delle domande da cittadino libero.

Per visualizzare la scheda del libro, clicca qui

Pubblicato in Comunicati Stampa

ROMA – È stato presentato il 9 dicembre, alla Sala Stampa della Camera dei Deputati “Cuffaro tutta un’altra storia – La verità sul processo al presidente dei siciliani” il nuovo libro sulla vicenda giudiziaria dell’ex governatore, a firma del giornalista romano Simone Nastasi, da oggi in nelle librerie Mondandori d’Italia per Bonfirraro editore.

Totò Cuffaro ha veramente aiutato la mafia? Attraverso l’analisi approfondita delle diverse fasi processuali e la rilettura dei atti dibattimentali, Nastasi mette in luce gli aspetti meno raccontati del processo, come per esempio la vicenda delle intercettazione “Ragiuni avia Totò Cuffaro”, che per l’accusa costituirà la “prova regina”. «Perché così tanti consulenti? E perché per due periti la ricezione della microspia risulta poco udibile? Ma, soprattutto, Cuffaro avrebbe realmente fatto parte di quell’area grigia nella quale, come si legge nella sentenza di primo grado, ‘opera indisturbato un intreccio perverso tra interessi politici, economici, affaristici e mafiosi’»? Sono soltanto alcune delle domande che si pone l’autore (così com’è avvenuto con il suo scrittod’esordio “Il caso Speziale – Cronaca di un errore giudiziario”, Bonfirraro) su una vicenda complessa che ha riguardato «il primo condannato della storia politica italiana a scontare in carcere una pena così lunga».

La sentenza definitiva è, infatti, arrivata dalla Cassazione il 22 gennaio del 2011. La pena inflitta èstata una condanna a sette anni di reclusione per rivelazione di segreto istruttorio con l’aggravante di favoreggiamento mafioso. «Un’accusa - scrive Nastasi - che Cuffaro ancora oggi continua a non voler accettare, perché ripete ‘la mafia fa schifo’ e ‘la mafia, l’ho sempre combattuta’. Anche nel suo caso, valga allora la domanda: la verità giudiziaria e quella storica, possono coincidere? I fatti sono andati veramente in questo modo?». Dubbi, interrogativi, testimonianze, interviste esclusive e quant’altro: tutto contribuisce a fare del volume – con la prefazione del giornalista d’inchiesta Guido Paglia, direttore de L’ultima ribattuta, e con la postfazione dell’avvocato ed ex parlamentare Mauro Mellini, autore de Il partito dei magistrati (Bonfirraro ed.) – un saggio acuto e agile, dall’andamento a spirale, con i concetti accennati prima e approfonditi poi, che abbandona subito la presunzione di essere detentore di assolute verità – a dispetto del titolo provocatorio – ma che induce il lettore a porsi, sempre e comunque, delle domande da cittadino libero.

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Il 16 dicembre 2015 per Totò Cuffaro si riapriranno le porte del carcere di Rebibbia: avrà finito così di scontare pena. La sua vicenda giudiziaria si è conclusa con la condanna a sette anni di reclusione per rivelazione di segreto d’ufficio con l’aggravante di aver favorito la mafia. Ma tanti sono ancora i dubbi che sorgono proprio dalla lettura degli atti processuali. Totò Cuffaro è veramente colpevole di aver favorito la mafia? E, soprattutto, qual è la verità sul processo dell’ex presidente della Regione Siciliana? Il libro muove da questi interrogativi, indaga tra migliaia di carte processuali e si pone domande a tutto campo, senza pregiudizi, non accontentandosi della sentenza emessa in Cassazione.

Secondo l’autore, infatti, molti potrebbero essere ancora gli interrogativi che affiorerebbero dalla lettura degli atti dibattimentali che hanno riguardato «il primo condannato della storia politica italiana a scontare in carcere una pena così lunga». «Si tratta di un’accusa - scrive Nastasi - che Cuffaro ancora oggi continua a non voler accettare, perché ripete ‘la mafia fa schifo’ e ‘la mafia, l’ho sempre combattuta’. Anche nel suo caso, valga allora la domanda: la verità giudiziaria e quella storica, possono coincidere? I fatti sono andati veramente in questo modo?».

Definito “Cavaliere bianco”, in contrapposizione con la sua “rossa” Raffadali, dov’è nato il 21 febbraio 1958, Totò Cuffaro viene ritratto in tutte le sue sfaccettature, attraverso la voce di altri, ovvero di chi nel processo ha avuto una parte rilevante, dal lato dell’accusa o da quello della difesa. Nasce così una lettura incalzante degli atti dibattimentali, certosinamente studiati e approfonditi, che si snoda dalla prima intercettazione e che attraversa tutti i gradi di giudizio: una prosa interessante che diventa quasi un racconto quando tutti i protagonisti della vicenda, da Guttadauro ad Aragona, si animano davanti agli occhi del lettore, che è aiutato così a farsi la propria opinione su una delle vicende più importanti della storia politica italiana degli ultimi vent’anni. Ma il protagonista è sempre quell’ex governatore che ha dichiarato che il Don Bosco, lo storico istituto dei frati salesiani a Palermo dove Cuffaro è rimasto fino all’esame di maturità, «è stata la mia prima vera accademia politica». E poi «Come regalo per l’esame di maturità chiesi ai miei genitori di essere mandato a Roma a frequentare la scuola di formazione politica della Dc a Roma, alla “Camilluccia”. La storica sezione della Democrazia Cristiana in cui anche Aldo Moro teneva la sue lezioni».

Di lui, e in particolare sulla sua forma di dignitosa accettazione della condizione di detenuto, Nello Musumeci, attuale presidente della commissione Antimafia della Regione siciliana ha dichiarato: «Tutti dovrebbero riconoscergli grandissima dignità e uno spirito di cristiana accettazione della pena, comune a pochissimi. In questi anni Cuffaro ha dimostrato di accettare il peso della sentenza ed è riuscito a rigenerarsi in questa sua difficilissima esperienza. Dargliene atto è un gesto chedovrebbero compiere tutti. Anche i giudici che lo hanno condannato». I dubbi, gli interrogativi, le carte, le testimonianze e le interviste inedite ed esclusive… Tutto contribuisce a fare del volume un saggio acuto e agile, dall’andamento a spirale, con i concetti accennati prima e approfonditi, poi, che abbandona subito la presunzione di essere detentore di assolute verità, ma che induce il lettore a porsi, sempre e comunque, delle domande da cittadini liberi.

Leggi gli articoli sul libro: clicca su BLOG SICILIA oppure NEWSICILIA

Autore del libro: SIMONE NASTASI

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Pubblicato in Novità

 Il 16 dicembre 2015 per Totò Cuffaro si riapriranno le porte del carcere di Rebibbia: avrà finito così di scontare pena. La sua vicenda giudiziaria si è conclusa con la condanna a sette anni di reclusione per rivelazione di segreto d’ufficio con l’aggravante di aver favorito la mafia. Ma tanti sono ancora i dubbi che sorgono proprio dalla lettura degli atti processuali. Totò Cuffaro è veramente colpevole di aver favorito la mafia? E, soprattutto, qual è la verità sul processo dell’ex presidente della Regione Siciliana? Il libro muove da questi interrogativi, indaga tra migliaia di carte processuali e si pone domande a tutto campo, senza pregiudizi, non accontentandosi della sentenza emessa in Cassazione. 

Secondo l’autore, infatti, molti potrebbero essere ancora gli interrogativi che affiorerebbero dalla lettura degli atti dibattimentali che hanno riguardato «il primo condannato della storia politica italiana a scontare in carcere una pena così lunga». «Si tratta di un’accusa - scrive Nastasi - che Cuffaro ancora oggi continua a non voler accettare, perché ripete ‘la mafia fa schifo’ e ‘la mafia, l’ho sempre combattuta’. Anche nel suo caso, valga allora la domanda: la verità giudiziaria e quella storica, possono coincidere? I fatti sono andati veramente in questo modo?».

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