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Cirino Cristaldi

La mafia e i suoi stereotipi televisivi


Anno: 2016
Pagine: 168
Caratteristiche: brossura
Dimensioni: 14.5 cm. X 21 cm.


ISBN: 978886272 123 3
Prezzo: 15,90 €
Prezzo di vendita: 15,90 €
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Descrizione

Come viene percepita la Sicilia in Italia e all’estero? Quali sono gli stereotipi televisivi ricorrenti in relazione alla parola “Mafia”?

L’idea di questo libro nasce proprio dall’analisi degli stereotipi televisivi sulla Sicilia derivanti dall’associazione con il fenomeno Mafia.

Spesso e volentieri il piccolo schermo ci propina, infatti, un’immagine di una Sicilia antica, arretrata, dai tratti piuttosto folkloristici. All’interno di questa visione stereotipata della Sicilia, partendo dal 1984 con la serie televisiva cult La Piovra, passando per Ultimo, Il Capo dei Capi, fino a L’Onore e il Rispetto, i produttori televisivi italiani hanno fatto il pieno di ascolti sfruttando una delle più classiche associazioni: Sicilia e Mafia.

Per questo motivo è importante analizzare passo dopo passo, dalla nascita all’affermazione, passando per i momenti meno fortunati, ciò che ha rappresentato e continua a rappresentare la televisione “mafiosa” made in Italy.

Raccontando la sua evoluzione attraverso immagini e storie spesso ispirate a tragici eventi di cronaca, si ha un quadro chiaro di come nel tempo l’opinione pubblica si sia fatta un’idea generica piuttosto alterata dell’isola del sole.

Una cosa è sicura: la Mafia in TV fa audience. Partendo da questo presupposto, è valsa la pena approfondire gli aspetti legati ai personaggi negativi, spesso mitizzati dall’opinione pubblica. Emblematico è il caso di Totò Riina, che interpretato da Claudio Gioè ne Il Capo dei Capi, assurge ad eroe popolare, unendo idealmente davanti ai teleschermi tutta la penisola, da nord a sud. Durante il mio lavoro di analisi, ho potuto evidenziare come diversi altri “paladini” cattivi hanno riscosso nel tempo un successo simile, favorendo la crescita di un processo di mitizzazione assai pericoloso, che coinvolge soprattutto le fasce più giovani del pubblico telespettatore.

Ma un altro mezzo dove il fenomeno ha prolificato in maniera ancor più imponente è il cinema. In Italia e nel mondo si contano oltre 130 pellicole il cui argomento principale è la mafia siciliana.

A questo punto, era doveroso approfondire l’argomento varcando i confini italiani per analizzare le più famose rappresentazioni di sicilianità all’estero. Passando da Il Padrino di Francis Ford Coppola del 1972, ispirato all’omonimo romanzo di Mario Puzo, a Quei Bravi ragazzi di Martin Scorsese del 1990, fino alla più recente e famosissima serie TV americana I Soprano (nonostante i personaggi siano originari della Campania).

Nel corso di questa ricerca è stato abbastanza facile notare come sia palese un esagerato parallelismo tra le fortune delle produzioni televisive e cinematografiche su un tema “mafioso” e la quotidianità della vita in Sicilia. Recentemente, il mito di una Sicilia chiusa nei suoi costrutti mafiosi, pericolosa e al contempo arretrata, è fortunatamente diminuito grazie al crescente interesse di turisti curiosi che incuranti della cattiva propaganda espressa da centinaia di pellicole e luoghi comuni da esse propinati, hanno fatto una capatina sull’isola più grande del Mediterraneo.

Uno degli scopi principali di questo libro è di mettere in evidenza tutti i punti chiave di questo perenne falso parallelismo, senza commettere l’errore di pensare che la Mafia sia cosa passata, ma con la consapevolezza che la Sicilia oggi è terra accogliente, sicura, ma soprattutto con una spiccata predisposizione verso l’altro, verso il moderno. Ciclicamente, nel corso della nostra millenaria storia, siamo stati culla di diversità ed innovazione: sarà un semplice caso?

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