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Venerdì, 19 Giugno 2015 16:23

La Politica e i libri di Mauro Mellini

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C’è chi ha definito e definisce le grandi religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo ed islamismo) “le religioni del libro”.

 Definizione che coglie un aspetto fondamentale, che le differenzia dalle altre dell’antichità.

 Credo che nella stagione politica che si è chiusa, i “partiti del libro”, o meglio, il partito del libro quello comunista e quelli socialisti che gli hanno fatto da aureola, avendo fatto del “Capitale” di Carlo Marx una sorta di vangelo e di cristallizzazione intollerante di una ideologia, abbiano creato sospetto attorno a questo rapporto tra il grande pensiero politico e l’impegno per una vita politica ai diversi livelli.

 Oggi i partiti “ideologici” sembrano passati definitivamente di moda. E con essi le “scomuniche” ed i richiami all’ortodossia. Quella del libro, in nome della quale si è fatto di tutto e di più.

 Purtroppo, anche per la coincidenza con una fase culturale e della comunicazione di massa della grandi crisi politica in atto, mentre il “partito del libro” è vivo ed atrocemente vitale nel fondamentalismo musulmano e nella realtà della jihad, con la quale dobbiamo fare i conti, sembra che libri siano passati di moda nella politica del nostro Paese.

Non si tratta della fine di una ingessatura ideologica di “fedeltà” ad un libro “rivelatore” della “verità” politico-sociale. Si tratta del rigetto del pensiero, nella più compiuta espressione e documentazione nel fluttuare degli eventi, come base della elaborazione dell’attività politica e di coesione delle forze che vogliamo intraprenderla.

 Eppure i libri hanno fatto la moderna democrazia, gli attuali liberi ordinamenti.

 L’Illuminismo, padre di tutti i grandi rivolgimenti dell’età moderna, è stato il trionfo di libri (e di autori di essi) che hanno preparato sia l’esplosione della Rivoluzione Francese, sia dei movimenti liberali nazionali che seguirono il suo esaurirsi. Gli ordinamenti costituzionali furono oggetto di una pubblica critica vasta e d’alto livello. I libri, si può dire hanno fatto la storia più e meglio delle battaglie e dei colpi di Stato.

 Credo che oggi ciò che dovrebbe preoccuparci di più sia l’affievolirsi del pensiero politico espresso nei libri. Di politica si scrive poco, e, purtroppo, la maggior parte di quello che passa per letteratura politica è solo sfruttamento del passato e trattazione di aspetti particolari del presente, sulla base di più o meno attendibili considerazioni sulla psicologia delle masse, su questioni marginali. Prevale la preoccupazione di non scontrarsi con il “politicamente corretto” totalmente inconcludente. 

  Eppure c’è oggi la necessità di rivisitare, anzitutto, il linguaggio politico e così la logica che si ritiene muova persone ed istituzioni. E tornare al culto della storia, come unica maestra dei veri significati dell’attuale.

 Le piroette ridicole che oggi sono connotazioni generalizzate del comportamento di personaggi che infestano il cosiddetto mondo politico, sono possibili anche perché oggi si bada molto, e, si può dire, solo, a quelli che dovranno essere i titoli dei giornali del giorno dopo. Alla fulminea diffusione della notizia fa riscontro il loro disperdersi, il loro sfuggire ad un’analisi compiuta e stabilita. Il libro, invece, rimane. E testimone, a volte scomodo, ma necessario, del divenire politico.

 “Ricostruire la politica” può non essere una vuota espressione d’occasione se ha come punto di partenza l’elaborazione di un coerente e rigoroso pensiero politico. Partire, cioè dalla base.

 Purtroppo la grande editoria italiana non sembra muoversi in questa direzione, preferendo essa l’effimero degli episodi e dei personaggi di moda. Ma a ciò, il rimedio è uno solo: non rinunziare all’altro che la cultura e l’impegno intellettuale può darci. I contributi a questa opera possono apparire minimi ma spesso il frutto che possono dare è, invece, assai rilevante.

 Un’ultima considerazione. Questa non è una apologia della “letteratura impegnata”. Espressione equivoca che, in genere, si riferisce all’imbarcarsi nella politica esistente (e prevalente). È chiaro che si tratta di ben altro.

 E, poi, e nessuna illusione che i risultati, il successo, sia dietro l’angolo.

 Un movimento culturale dà i suoi frutti indipendentemente dalle attese, quando viene la loro stagione. Segnata dalla storia.

 

Mauro Mellini

Letto 1166 volte Ultima modifica il Venerdì, 19 Giugno 2015 16:33

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