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Giovedì, 23 Luglio 2015 19:14

Emilio Sarli si racconta: intervista all’autore de “La Dea di Morgantina- Il ritorno della Madre Terra”

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copertina okAvvocato Sarli, quando ha iniziato ad appassionarsi alla storia del nostós della Venere di Morgantina? Questo racconto di una storia verosimile può ascriversi alla causalità della casualità, per riprendere una efficace espressione di Leonardo Sciascia (Dalle parti degli infedeli): quando, nel gennaio del 2014, mi capitò di leggere su Panorama l’articolo di Caruso La Venere di Morgantina, sedotta e abbandonata, restai impressionato dalle vicende singolari della dea di pietra e la mia curiosità mi indusse, da subito, a documentarmi sugli aspetti storici e artistici della scultura. Seguì, di necessità, la mia visita al Parco Archeologico di Morgantina, dove mi affascinarono quelle pietre affastellate a raccontare tante storie, ed al Museo di Aidone, dove mi entusiasmò la bellezza prorompente della poderosa statua: quel volto assorto ed impenetrabile assecondò la mia fantasia e cominciò ad ispirarmi una trama, che andai via via inquadrando nelle coordinate di una storia millenaria.

Cosa lo ha spinto, da salernitano, a volgere lo sguardo al centro della Sicilia? Qual è il suo rapporto con questa regione? I miei rapporti con la Sicilia sono legati, essenzialmente, ad una sorta di turismo culturale: ogni qualvolta mi sono concesso una vacanza nella terra del barocco e dei templi, non ho potuto fare a meno di visitare i luoghi della grande letteratura siciliana: dal magico sentiero del Caos che costeggia la Casa Museo di Pirandello, alla contrada Noce così cara a Sciascia, a quel paese in figura di melagrana spaccata (così Bufalino) che diede i natali a Quasimodo, alla riviera dei pescatori di Verga, ad altri paesaggi, paradisiaci o irredimibili, che caratterizzano questa isola-mondo, approdo di popolazioni e civiltà eterogenee. E così, questa volta, sulle orme della dea di Morgantina, mi sono ritrovato nell’ombelico dell’isola, in questa fascinosa terra di mezzo che conserva altre storie, di civiltà rupestri, di cozzi fortificati, di riti antichi, di spelonche mitiche.

Colpisce la sua scelta di utilizzare un rinnovato “prosimetro”. Si è ispirato a qualche scrittore in particolare?Ho tentato di intrecciare la prosa con alcuni versi, lasciando ai lettori il giudizio sulla riuscita dell’impasto, perché ciò mi facilitava l’evocazione dei miti ricorrenti che abitano la trama del libro. La ricorrenza di diversi termini o espressioni poco usuali è legata alla necessità di richiamare o ritrovare quei segmenti o spicchi di civiltà ed umanità sottesi a certe parole: grandi scrittori, come Consolo e Bufalino, hanno insegnato che dietro o dentro determinate parole esiste un tempo ed una memoria.

Lei ha citato l’articolo polemico pubblicato su Panorama nel gennaio del 2014. A Malibu la statua godeva ogni giorno di migliaia di visitatori. E adesso? Come ho scritto nel libro, c’è da sperare che non monti la mania dei numeri e delle percentuali, come accade per gli spettacoli televisivi! Certo, bisogna offrire maggiori e migliori servizi ai visitatori, promuovere la visibilità di una scultura unica, sintesi di eleganza attica e passionalità siciliana, distribuire guide e materiale informativo, eccetera. Poi, non mi sembra una idea sbagliata quella di esibire il capolavoro in mostre ed esposizioni internazionali, purché esso ritorni sempre alla base per alimentare la cultura meridiana e vivificare la civiltà agraria meridionale. 

sam 3195

Letto 1393 volte Ultima modifica il Mercoledì, 27 Settembre 2017 19:13

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