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Venerdì, 06 Maggio 2016 17:45

Le rotelle ai piedi e i sogni in testa: la vita e le storie del nostro autore Daniele Diruzza

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Un’inedita forza morale e la volontà di superare ogni ostacolo: è, in pochissime battute, il ritratto di Daniele Di Ruzza, giovane frusinate appena entrato a far parte della costellazione Bonfirraro con il suo nuovo libro “E allora mi vesto di sogni….”

È lui stesso a definirsi «onesto il giusto, curioso fuori misura, di una precisione quasi maniacale. Il primo critico di se stesso, non ama sbagliare e quando lo fa non perde mai l’occasione per imparare. Autoironico, permaloso e lungimirante». Sembra un tipo molto particolare… Conosciamolo meglio!

- Daniele Diruzza, chi è lei?

«Un ragazzo che ha imparato sulla sua pelle che la vita va vissuta giorno per giorno, e che non è mai come te l’aspetti. Disposto ad affrontare le difficoltà senza lamentarsi, e quando sbaglia è capace di assumersi le proprie responsabilità… Mi preparo sempre, per ogni situazione che mi si presenta, a tre o quattro possibili svolgimenti diversi. Sono aperto a qualsiasi tipo di discussione, tranne il calcio, automobili, motociclette: mi irritano, lo ammetto! Odio i ritardatari e chi perde tempo. Metto passione in tutto quello che decide di fare.

Qualcuno mi ha definito altruista e ingenuo, perché non riesco a capire che non tutti sono come lui. Non ho ripensamenti, una volta intrapresa una strada, voglio arrivare in fondo senza paura per gli ostacoli che potrà incontrare sul suo cammino. Capace di emozionarmi e vivere per ogni sfumatura positiva che riesco a trovare sempre in tutto. Realista e consapevole, sono riuscito ad accettare tutta la mia vita piena di sofferenza».

- Quali erano i sogni di questo artista?

«Da sempre quello di allietare e emozionare un pubblico preparando gli spettacoli con gli occhi di uno spettatore».

- C'è qualcosa che, in particolare, ha segnato la sua vita?

«La mia prima recita delle elementari, ricordo ancora le ore passate sugli scalini dell’uscio di casa a leggere il copione e a immaginare la reazione del pubblico. Ancora non sapevo di essere affetto da Sclerosi Multipla».

- Una malattia che ha influenzato inevitabilmente il suo percorso di vita. Come e quando ha deciso di reagire?

«A 15 anni mi sono ritrovato in ospedale, nessuno sapeva cosa avessi, ero spaventato ma non avevo la maturità per capire realmente cosa stesse accadendo. Due anni più tardi muore mio padre, per un tumore ai polmoni: lì ho dovuto scegliere cosa fare, e ho scelto la via più difficile: non abbattermi e trovare una soluzione a ogni problema che si sarebbe presentato».

- Quando nasce l'idea di scrivere un libro sulla sua esperienza?

«Mi trovavo disteso sul letto, per via di una brutta crisi infiammatoria e dal portatile guardavo i miei video su YouTube. Ripensavo a quei momenti, a tutto il tempo passato a ingegnarmi per poter fare il prestigiatore, le 1000 soluzioni escogitate per realizzare più di un’ora e mezza di spettacolo e arrivare alla fine a qualunque costo, nonostante la malattia. Mi è venuta un’improvvisa voglia di realizzare qualcosa che mi avrebbe reso felice e non mi permettesse di deprimermi. Però non potevo neanche suonare: ho pensato così di scrivere un libro, visto che anni fa avevo installato un assistente vocale, proprio perché sapevo che non sarei più riuscito a scrivere. Immediatamente, nel mio cervello, hanno incominciato a prendere forma svariate idee. Personaggi e storie di numerose tipologie di racconto, poliziesco, drammatico, fantasy, giallo. Poi ho pensato che da sempre mi chiedono di narrare la mia storia, come vivo le giornate, e quindi ho deciso di raccontarla».

- Perché hai scelto proprio Bonfirraro?

«Una volta scritto il libro, ho inviato soltanto 15 pagine a tutte le case editrici che ho trovato sul web, questo perché non volevo risultare fastidioso, pensando che nessuno avrebbe mai letto tutto il libro di un perfetto sconosciuto. Tra tutte le risposte ricevute, quella di Salvo Bonfirraro è stata, secondo i miei canoni di giudizio, quella che mi serviva per superare l’imbarazzo di aver provato a fare una cosa in cui sapevo di non essere esperto. Ancora conservo l’ e-mail e ogni tanto la rileggo, perché non fu una risposta automatica né un semplice "ok manda tutto il libro e poi vediamo". Ha espresso la volontà e la curiosità di leggere tutto il libro perché già convinto di pubblicarlo. Quindi la scelta non è stata mia ma di Bonfirraro».

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