Botta&Risposta con Adriano Rubino del Re

 Nato a Napoli nel 1956, Adriano Rubino frequenta la facoltà di medicina, dedicandosi contemporaneamente allo studio della fotografia, in particolare quella pubblicitaria. Troverà la sua strada inseguendo la passione per l’immagine, che lo porterà a divenire un fotografo professionista.

Si dedica a un periodo di apprendistato, presso importanti agenzie di pubblicità e all’approfondimento dei suoi studi in fotografia presso un prestigioso Istituto didattico di Milano.

A Napoli, dove apre uno studio specializzato in still-life pubblicitario, comincia a collaborare con le maggiori agenzie pubblicitarie sia campane che nazionali e ha modo di lavorare per società di chiara fama: COCA COLA, SIEMENS, FIAT, LANCIA, MOLINARI, RECORD CUCINE, TIMBERLAND e altri. Nel 1997 gli viene riconosciuta una Nomination per la fotografia all’Art Directors Club Italiano. In seguito sposta la sua attenzione sull’avvento delle moderne tecnologie nel campo della fotografia, specializzandosi nell’uso dell’informatica e delle tecniche digitali in fase di ripresa e post-produzione.

Dott. Rubino, cos’è per lei la fotografia?

La fotografia, molto sinteticamente perché ci sarebbe da parlarne più a lungo, credo che sia semplicemente la registrazione di un punto di vista personale, che può essere condiviso con quello degli altri che la osservano e, se si conosce la tecnica per coglierlo correttamente, il risultato può essere sorprendentemente interessante.

Perché la scelta di Venezia? A cosa la paragona?

Scelgo Venezia perché la concentrazione di elementi artistici, architettonici e romantici, isolati dal resto e non “distratti” dalla confusa routine caotica di una città “normale”, ci dà la possibilità di apprezzare meglio il valore della sua bellezza.
Non credo che Venezia per la sua particolare unicità sia paragonabile a qualsiasi altra città del mondo, ma se proprio vogliamo forzarne il confronto forse possiamo paragonarla a una Las Vegas molto più elegante di 600 anni fa da visitare con la stessa leggerezza mentale, dove nonostante non sia cambiato quasi niente, continua ad attirare lo stesso numero di persone e con la stessa intensità.

Domanda provocatoria: esistono molti libri fotografici sulla Serenissima… dove vorrà imporre il suo particolare tocco da fotografo?

Il tocco che cerco di aggiungere alle foto sulla Serenissima, che in molti casi parlano già da sole, è nell’allegare quel minimo di testo che può contribuire al vicendevole completamento.
La ragione della scelta è “provocatoria” come la domanda; perché là dove tutti cercano l’originalità per distinguersi con un qualcosa di unico e particolare, al contrario, ho cercato di fare la stessa cosa che hanno fatto in tanti per poter dire: l’ho fatto anch’io.

Come concilierà la sua anima partenopea con la quiete della Repubblica del Doge?

L’anima partenopea talvolta cerca di uscire dal proprio contesto, se non altro per “riposarsi” un po’, e Venezia apparentemente sembra il luogo ideale per farlo.
Capita che quando si esce dal proprio “girone infernale” per cercare il paradiso, ci si ritrova invece, inaspettatamente, a entrare in quello successivo, magari diverso, ma ugualmente caotico.
Questa è oggi Venezia e un napoletano “abituato” non può fare altro che sentirsi paradossalmente a suo agio.
È come uscire da una stanza per entrare in un’altra con un arredamento diverso, ma sempre nella stessa casa.

La maggior parte delle foto gode di un punto di vista inedito. C’è un motivo intrinseco per cui l’ha scelto?

I punti di vista fotografici sono tutti inediti e rispondono a una chiave di lettura momentanea, che il fotografo stesso non conosce fino al momento dello scatto, e alcune volte se ne rende conto solo in seguito, quando va a rivederli. Nonostante ciò, l’improvvisazione dovuta all’adeguamento delle circostanze è solo una parte del progetto intenzionale di partenza, che se pur modificato in corso d’opera, strada facendo, cerca di riallinearsi alla fine, sempre all’idea iniziale.

Ci spieghi la scelta del bianco – nero…

Il bianco e nero per Venezia serve, a mio parere e in questo caso solamente, a mantenere la concentrazione sui particolari che altrimenti subirebbero l’inevitabile distrazione dei colori, facendone diminuire l’attenzione sulla loro bellezza.

Esiste un segreto per esprimere la vanitas e la magnificenza di Venezia in un unico scatto?

Se proprio esiste un segreto, credo di non conoscerlo ancora ma il motivo potrebbe essere la sua insita fotogenia, per bravura degli architetti che l’hanno progettata, che in ogni inquadratura riesce a concentrare e sintetizzare sempre la giusta composizione.
Ma questo non dirlo a tutti, altrimenti il libro lo fanno loro.

Progetti fotografici futuri?

Spero nel successo di questa prima pubblicazione, affinché possa fare da traino a una serie di altri progetti simili dedicati ad altre città altrettanto belle e prestigiose da racchiudere in una collana da collezione. (Magari… hai visto mai!)

2 thoughts on “Botta&Risposta con Adriano Rubino del Re

  1. Salvatore

    Curioso di vedere il libro dopo aver letto l’intervista.

    1. Redazione

      Buon giorno Salvatore, il libro è già disponibile.

      Venezia emozionale di Adriano Rubino del Re

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