Botta&Risposta con Salvatore Arena

Nato nel 1966 a Palermo, dove vive e lavora. Scrive per passione. Dice di essere “Un collezionista di attimi”. Ha pubblicato una raccolta di racconti dal titolo Coppola in bella vista (2007). Ha collaborato alla realizzazione di Ragazzi di latta di B. Caminiti (Limina 2003). Nel 2014 ha curato la mostra Il biglietto racconta – sfumature rosanero in 100 anni di azzurri presso il Super Flash Store di Intesa San Paolo a Palermo. Nel luglio del 2016 fonda l’associazione culturale, Palermo & Palermitani, per l’incremento turistico, di cui è il presidente.

Ci parli innanzitutto di lei, chi è Salvatore Arena e perché si definisce “collezionista di attimi”?  

Sono una persona che si lascia affascinare facilmente, sono un sognatore che cerca di materializzare i sogni anche soltanto per un attimo.

Il suo ultimo lavoro si intitola Quaranta cunti di Palermo. Palermo vista con gli occhi di un palermitano. Cosa significa per lei parlare di Palermo e soprattutto con gli occhi di un palermitano?

Il palermitano ama la città come ama la mamma,  vede solo i pregi perché i suoi occhi vedono con il cuore.

Perché ha deciso di scrivere Quaranta cunti di Palermo?

Ho deciso di scrivere Quaranta cunti di Palermo per esternare le mie sensazioni cercando di trasmettere le mie emozioni.

Attrae, ed è simpatica e originale, l’idea di scrivere in dialetto. Ci spieghi cosa lo ha spinto a descrivere e a scrivere della sua Palermo utilizzando proprio il siciliano.

Ho preferito scrivere in dialetto siciliano, nel modo parlato dai palermitani, perché il siciliano, anzi la lingua siciliana, contiene  parole che da sole  riescono a raccontare “un mondo”.

È interessante l’approccio quasi “sensoriale” con cui accompagna il lettore tra le pagine e lo conduce a Palermo “vedendone, sentendone e gustandone” i particolari. Affronta tematiche diverse tra loro ma accomunate tutte dall’identità siciliana. Cosa dovrebbe aspettarsi il lettore che si accinge a leggere il suo libro?

Non deve aspettarsi nulla, deve soltanto scoprire.

Che rapporto ha lei con la cultura e la storia siciliana?

La Sicilia è ricca di cultura e la mia esperienza alcune volte mi porta a credere più alle “storielle” che alla storia.

A chi si è ispirato per scrivere Quaranta cunti di Palermo?

Mi sono ispirato alla persona che ha iniziato a farmi amare la mia Palermo: il professore Rosario La Duca (1923-2008) il più autorevole studioso di storia della città di Palermo.

Quanto conta secondo lei il legame che si ha o che si costruisce con la propria terra e le proprie tradizioni?

Il legame con la propria terra ti porta ad amare i suoi pregi e a cercare di correggere i suoi difetti. 

Cosa bolle in pentola in questo momento?

Adesso ho preparato il primo, vediamo come è venuto. Se risulterà buono e avrò ancora fame preparerò un secondo.

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