Cosa vuol dire fare l’editore oggi. Lo abbiamo chiesto a Salvo Bonfirraro, chief editor di Bonfirraro editore.

Che significa fare l’editore?

In generale quello dell’editore è un mestiere difficile da sempre. E continua a esserlo anche oggi. Ma nello stesso tempo è una professione che affascina più di altre, perché ti consente di scoprire nuovi talenti e  anche di pubblicarli.


Oggi fare l’editore in Sicilia non ha un significato particolare, perché internet ha cambiato il modo di lavorare e permette a qualsiasi attività, non solo a una casa editrice, di essere presente a livello globale. E poi oggi siamo presenti veramente in tutto il mondo, in particolare in Italia. Quando ho iniziato, invece, è stato molto difficile per il fatto che ci si trovava nella più profonda periferia del Sud e nel centro della Sicilia.
Per raggiungere certi obiettivi bisognava lavorare di più, anche perché molto distanti dai centri culturali e distributivi. Oggi le distanze fortunatamente non ci sono più e il lavoro, nonostante quello dell’editore non sia facile, è più fluido e ti permette di raggiungere gli obiettivi nei giusti tempi. 

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Salvo Bonfirraro, Eleonora Spezzano e Alberto Bonfirraro durante la premiazione di Elenora

Il libro pubblicato che più ti ha fatto emozionare negli ultimi anni?

Ce ne sono diversi ma sicuramente mi ha colpito particolarmente il libro della nostra autrice più giovane, Eleonora Spezzano. Quando è uscito Hans Mayer e la bambina ebrea, Eleonora aveva solo 15 anni, ma lo aveva scritto quando ne aveva appena 12. Una grande emozione la premiér a Reggio Calabria, un gran bel pubblico per festeggiare l’uscita del libro di Eleonora.

Cosa consiglieresti a un giovane che vuole approcciarsi al mondo dell’editoria?

Dipende in che modo e da che parte. Se si vuole entrare nel mondo dell’editoria perché affascinati da questo mondo, e quindi attratti per lavorarci, beh bisogna essere preparati e versatili oggigiorno. Come si dice multitasking, per fare un parallelismo con il mondo della tecnologia, avere competenze in ogni ambito per esprimersi al meglio e dare il massimo all’interno di una redazione.
Naturalmente, come per tutti i lavori, la cosa principale è la passione per i mestieri e le professioni del mondo editoriale.

Come si riconosce un buon libro in libreria? 

In libreria un buon libro lo si può riconoscere solo perché ne hai sentito parlare, hai letto recensioni e quant’altro. Ricordi la copertina, perché magari ti ha colpito, e lo prendi fra le mani e leggi la quarta per vedere se chi ne ha parlato ha colto nel segno.

Salvo Bonfirraro in viaggio…

Da editore quale criterio usi per valutare un libro e inserirlo in catalogo?

Bisogna fare una selezione molto accurata, in primis perché siamo letteralmente tempestati da richieste di pubblicazioni, nonostante si legga poco in Italia. Al contrario si scrive molto… e si invia molto perché, contrariamente a prima che si mandava il cartaceo in casa editrice con raccomandata e si sostenevano grosse spese, oggi si invia per mail senza tenere conto, a volte, del nostro catalogo.

Ecco è importante, prima di mandare un inedito, controllare il sito dell’editore per vedere cosa pubblica e quali sono le collane e le modalità. Su 100 inediti, per fare un esempio, ne prendiamo in considerazione 1 per la valutazione. Pertanto per pubblicare i 22 titoli l’anno che prevede il nostro piano editoriale  la selezione è molto accurata. Innanzitutto il libro deve avere un eccellente livello letterario, una bella storia e affrontare una delle tematiche che fanno parte del nostro catalogo, nel quale mi piace dare spazio alla nostra lingua e agli autori italiani per la maggior parte, senza tralasciare gli autori esteri che però hanno un peso relativo sul nostro catalogo. 
Ormai dopo circa 40 anni, senza essere presuntuoso viene quasi facile scegliere un libro perché è il libro stesso che si fa scegliere. 

Scopri come pubblicare con noi…

Qual è stato il primo libro pubblicato?

Il primo libro pubblicato in assoluto è stato un libro di poesie, Sensazioni, molto bello e che ha avuto, per i tempi, un buon successo.

Qual è il tuo libro letto preferito?

Direi Guerra e Pace, ma anche l’Insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera poi ci sono gli americani, come La Giuria di Jhon Grisham o Il Dio del fiume di Wilbur Smith. Ma anche gli italiani come per esempio Il giorno prima della felicità di Erri De Luca. Ogni libro che mi ha insegnato qualcosa o mi ha fatto scoprire qualcosa è il mio libro preferito.

Raccontaci un aneddoto che ti ha colpito nel rapporto con un autore?

Nel rapporto con un autore…, devo essere sincero, capita spesso che con qualcuno si instaura un rapporto speciale, nonostante mi piace mantenere dei rapporti cordiali con tutti allo stesso modo. Il desiderio più grande è quello di vederli collaborare tra loro. Con alcuni abbiamo condiviso veramente dei momenti di grande partecipazione e intimità. Gli autori di una casa editrice se collaborassero attivamente tra loro centrerebbero sicuramente gli obiettivi prefissati per il 90% e contribuirebbero alla crescita generale della stessa e in particolare di ciascun autore.

Salvo Bonfirraro e Mauro Mellini durante la presentazione de Il partito dei magistrati


Questo è quello che sosteneva il decano dei nostri autori, che purtroppo è venuto a mancare qualche anno fa. Mauro Mellini, fondatore assieme a Marco Pannella del Partito Radicale, parlamentare per diverse legislature, saggista e noto avvocato che, purtroppo per entrambi, ho conosciuto tardi, mi pare fosse il 2009 o 2010. Un incontro avvenuto per caso che, però, mi ha arricchito umanamente per le continue frequentazioni con Mauro Mellini. Tutte le maggiori case editrici allora avevano rifiutato di pubblicare il suo libro Il Partito del magistrati, io, invece, ho deciso di pubblicarlo. Un libro che ancora oggi è di grande attualità e che ci ha permesso di girare, per le presentazioni, l’Italia in lungo e in largo. Dal Nord al Sud.

Mellini era una buona forchetta e anche un bravo cuoco.
Ricordo che, nel tour in Sicilia, dopo un incontro con gli studenti della Facoltà di Giurisprudenza della Kore di Enna, andammo a mangiare in un ristorante di Calascibetta. Prendemmo il piatto della casa, le cozze, cucinate in modo spettacolare e innaffiato con dell’ottimo vino. Quelle cozze sono rimaste indimenticabili e venivano fuori spesso durante le nostre chiacchierate.
Un’altra cosa curiosa durante uno dei nostri interminabili incontri nel suo studio di Roma, si alzò di scatto e andò a prendermi due confezioni di marmellata fatta da lui. Non gli ho mai detto che in aeroporto non mi fecero portare su le confezioni.
Un grande personaggio che ha lasciato un gran vuoto in casa editrice e ci manca, anche perché era anche lui la Bonfirraro editore, sì perché era diventato uno di noi, come mi piacerebbe fossero tutti i nostri autori. È stato il nostro migliore ambasciatore. 
Però potrei raccontare tanto altro, ma non basterebbero le pagine di un libro. Mi limito solo a raccontare il rapporto molto stretto che abbiamo come casa editrice con le donne e il mondo al femminile, una parte molto importante della nostra attività.

Perché è importante leggere?

Leggere è importante perché ci fa viaggiare  attraverso le parole degli scrittori e conoscere mondi nuovi. Perché nei libri trovi quello che, a volte, nella realtà non trovi: la conoscenza e la possibilità di renderti libero imparando a conoscere, per essere liberi. Sì, perché la cultura e in particolare la lettura ci rendono veramente liberi.

Sei a cena con il Ministro della cultura e l’assessore alla cultura della Regione siciliana, cosa diresti loro e quali consigli daresti?

Il solo consiglio che mi viene di dare è quello di incentivare la lettura attraverso attività, coinvolgendo il mondo degli editori in maniera diversa rispetto a quello che hanno fatto finora.

Quindi più diretta e privilegiando per una questione di democrazia meritocratica la piccola editoria che è quella che porta avanti il settore editoriale/culturale con più fatica e passione dal punto di vista progettuale, rispetto alle major che sono industrie e producono libri perché debbono trasformare la carta in prodotti da vendere. 

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