Elio Manili racconta il sogno del principe Branciforte

Un romanzo storico incentrato sulla figura di Ercole Michele Branciforte, principe di Butera.

Buongiorno, Elio. La prima domanda, inevitabilmente, ci serve per conoscerti meglio. Quindi ci piacerebbe sapere chi è Elio Manili. Puoi dirci chi è?

Un uomo che oltrepassata la cinquantina, non ha ancora smarrito la capacità e la voglia di potere sognare. Sono nato a Palermo, città dove lavoro e ho sempre vissuto. Amo la scrittura, l’arte, la cultura e la storia. Mi sento molto legato alla mia terra e onorato di aver avuto i natali in una terra millenaria culla di civiltà, crogiolo di storia, arte e tradizioni. Fin dalla scuola elementare ho sempre provato una profonda ammirazione per tutti quei condottieri che con le loro gesta hanno determinato gli umani destini, interpretandone sogni e speranze, desideri di conquista.

Con il passare del tempo tale passione si è fatta sempre più costante da indurmi a studiarla in modo sempre più imperterrito e approfondito. Come sosteneva Cicerone: “La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell’antichità.”

L’ultimo principe di Sicilia, da Palermo a Napoli sulle orme di Michele Ercole Branciforte, è il tuo ultimo lavoro come autore. Quindi non sei nuovo a questo tipo di attività che non è sicuramente quella principale. Da dove nasce l’ispirazione per questo romanzo tratto dalla storia e perché hai voluto scriverlo? Come nasce un romanzo storico e quali difficoltà implica?

A tal proposito devo svelarvi un intrigante retroscena. Un giorno trovandomi a visitare palazzo Butera, a Palermo, rimasi affascinato dall’immagine araldica raffigurante un leone rampante dalle zampe monche nell’atto di reggere un vessillo. Da quel momento la frenesia di saperne di più, mi spinse a fare le dovute ricerche del caso. Alla fine venni a conoscenza che il nobile casato dei Branciforte risultava essere il più importante di Sicilia. Fra i suoi tanti principi, la mia attenzione ricadeva sulla vicenda umana e storica di Ercole Michele Branciforte e Pignatelli, principe di Butera. Uomo di grande temperamento, fiero, irriverente, istrionico, generoso e al servizio dei più deboli, dai modi diretti e risoluti, emblema vivente della sicilianità risultava essere ben voluto anche dalle maestranze e dal popolo. Un personaggio propenso all’azione, allo studio, protagonista assoluto della scena politica e sociale di Sicilia. 


La componente storica, che fa da sfondo ai miei romanzi, è curata con particolare attenzione ai dettagli. Utilizzo diversi mesi, come lavoro preparatorio, prima della stesura del romanzo. La difficoltà maggiore che implica riguarda il reperimento delle fonti storiche più attendibili e approfondite. Per la scrittura di questo romanzo, mi sono avvalso dei Diari del marchese di Villabianca, attento e scrupoloso osservatore dei fatti storici della Palermo settecentesca. Esse sono state integrate con altri testi riguardanti quel periodo storico, indispensabili per creare il necessario background per la realizzazione dell’opera.

Questi due anni di pandemia sono stati difficili. Secondo te quali insegnamenti ci hanno dato?

Due anni difficili per tutti senza alcun dubbio. L’insegnamento che ne ho tratto ancor di più è di apprezzare il dono della vita, la tutela della salute, il valore della libertà, il rispetto della vita altrui, la solidarietà verso il prossimo, gli anziani e gli ammalati. A livello prettamente esistenziale, ho potuto appurare che davanti alla malattia siamo tutti uguali e che dovremo essere più amici cercando sempre di appianare qualsiasi causa di divisione.

Bisogna anche prestare particolare attenzione al preservamento dell’habitat in cui viviamo perché le continue modificazioni possono produrre danni irreparabili. Quanto da noi vissuto può essere una nuova e grande opportunità per ricominciare a mettere in risalto le nostre esistenze. In ultima analisi, la pandemia deve diventare un momento di riflessione per imparare dai nostri errori.

Il tuo nuovo romanzo è appena uscito, come hai vissuto l’attesa per l’uscita del libro?

Con trepidante attesa ed emozione. Sono già alla quinta pubblicazione eppure ogni mia pubblicazione è vissuta sempre come se fosse la prima. Comunque, a differenza delle altre volte, avverto la piena fiducia della Bonfirraro. Mi auguro che questo sia il punto di partenza per una lunga e proficua collaborazione editoriale.

Quanto è importante leggere per i giovani di oggi?

“Leggere è il cibo della mente”. La lettura risulta essere di particolare importanza per i giovani.  Ne forma le coscienze, lo spirito critico favorendo la circolazione delle idee. Attraverso di essa si preserva la trasmissione del sapere perpetrandolo nei secoli a venire. Altri benefici riguardano lo sviluppo e il perfezionamento del linguaggio, il modo di relazionarsi, la stimolazione della fantasia, nonché una maggiore padronanza della scrittura. La lettura rappresenta il portale di accesso verso mondi infiniti, ci consente di viaggiare mentalmente. Come amo ripetere, leggere è procurarsi un biglietto per viaggi in altri luoghi ed epoche storiche.

Due libri che ci puoi consigliare e che hai letto durante la pandemia.

Due libri appartenenti a due generi letterari diversi. Un saggio storico di Alessandro Barbero intitolato Lepanto. La battaglia dei tre imperi e il romanzo giallo Vecchie conoscenze di Antonio Manzini.

Perché credi si debba leggere il tuo libro?

L’importanza dell’argomento trattato, può definirsi la preziosa testimonianza di un periodo alquanto travagliato della storia di Sicilia, ricco di profonde e destabilizzanti trasformazioni politiche e sociali, dove le ataviche pretese baronali finivano per essere rimesse in gioco. Il principe Ercole Michele Branciforte e Pignatelli, grande di Spagna di prima classe, primo titolo del regno, si trovava a dover fronteggiare l’arrivo di Domenico Caracciolo, nuovo viceré di Sicilia, imbevuto di idee illuministe che intendeva porre fine ai secolari privilegi della classe nobiliare siciliana. Si innescava una lotta senza esclusione di colpi destinata a proseguire fino alla Costituzione Siciliana del 1812 che avrebbe sancito la definitiva abolizione del feudalesimo.

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