Botta&Risposta con Angela Sorace

Nasce a Catania nel 1961. Dopo il diploma di Maturità Tecnica Femminile tenta varie strade universitarie, ma trova la sua vocazione nella professione infermieristica.

Chi è Angela Sorace?

Mi chiamo Angela Sorace, sono nata nel 1961. Vivo a Caltagirone e lavoro come infermiera presso l’Unità di Terapia Intensiva Coronarica dell’Ospedale Gravina. Ho frequentato l’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani sia da ragazzina che da adulta. Dopo venti anni di matrimonio e due figli, arriva la separazione nel 2009. Da quell’anno si riparte con il desiderio, forse inconscio, di voler sfidare me stessa e la mia scarsa autostima svolgendo delle attività in cui “mai” avrei osato impegnarmi.

Nel maggio del 2010 decido di percorrere da sola tutto il nord della Spagna partendo da Saint-Jean Pied de Port fino a Santiago di Compostela e Finisterre. Nel 2012, con l’intenzione di lasciare una traccia di me ai miei figli, decido di scrivere la mia prima esperienza umana e professionale. Il manoscritto diventa un piccolo saggio, Viaggiando verso oves,t che decido di pubblicare devolvendo il ricavato all’AIRC. Un’altra attività a cui mi piace dedicarmi insieme ad altre colleghe è la terapia del sorriso presso la Pediatria del nostro ospedale.

Cosa ti ha spinta a scrivere Il segreto di Don Ciccio?

Si dice che “quello che non ti uccide ti fortifica”. E in qualche modo è quello che mi è capitato. Quando si tocca il fondo non si può che risalire e la risalita è stata favorita da una riflessione nata dall’esasperazione per la sofferenza che stavo vivendo e che mi ha condotta dritta dentro il mio passato, il quale mi restituisce un vecchio diario appartenuto a una mia antenata.

Dopo averlo letto ho cominciato a indagare sul vissuto dei miei avi raccogliendo informazioni dagli anziani della mia famiglia. Sono arrivata alla conclusione che l’esistenza di un uomo è come un anello in una lunga catena di generazioni e come tale egli è legato biologicamente e affettivamente ai suoi antenati. Ragione per cui egli tramanda ai suoi figli quello che i suoi genitori hanno tramandato a lui.

E questo vale sia per i caratteri trasmessi geneticamente ma anche per le esperienze traumatiche vissute, soprattutto quelle taciute per vergogna e che marchiano in modo indelebile il destino di chi viene dopo. Acquisire quindi consapevolezza di questo, significa provare a interrompere questo loop che provoca l’eterno ritorno all’uguale.

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Quando hai capito che andava proposto alla casa editrice?

Quando mi sono resa conto che la riflessione che mi ha invogliata a scrivere, nonché la storia e i messaggi contenuti nel romanzo, avrebbero potuto rappresentare per il lettore un interessante spunto per ulteriori riflessioni.   

Quali sono i punti forti e i punti deboli del tuo romanzo?

I punti di forza sono: i personaggi, tutti molto interessanti e con la loro bella personalità; la lettura scorrevole e la storia intrigante. Un punto debole potrebbe essere la lunghezza ma credo si faccia perdonare da tutto il resto.

C’è qualcosa di autobiografico o è tutta fiction?

Sono stata ispirata dal ritrovamento di un diario personale appartenuto alla sorella più piccola di mio nonno ma anche da una vicenda personale. Se volessi esprimermi in percentuale direi che il quaranta per cento è autobiografico e il restante pura fantasia.

Cambieresti qualcosa nel tuo romanzo? Se sì perché?

Al momento non cambierei nulla. Il romanzo mi piace moltissimo così com’è perché mi rappresenta in tutti i suoi aspetti (valori, emozioni, vissuto, fantasia). Ma chissà forse il tempo e una nuova consapevolezza potrebbero cambiare la mia visione delle cose, della vita e quindi…

Perché bisogna leggere il tuo romanzo? E chi dovrebbe assolutamente leggerlo?

Il mio romanzo è rivolto a tutti i lettori dai più giovani ai meno giovani, perché le argomentazioni trattate, i sentimenti e le emozioni raccontate, l’ironia, le vicende dei personaggi, sono quelle in cui ognuno potrebbe facilmente riconoscersi. Se ho scritto e desiderato di pubblicare questo romanzo, è proprio perché credo nel valore e nell’utilità del suo messaggio. Il segreto di Don Ciccio non riguarda solo quest’uomo dal cuore di ghiaccio e non si riduce neanche all’esperienza della sua sola storia personale. Il “segreto” altro non è che un concetto dal significato più ampio e universale che trova in un simbolo la sua massima espressione. Il serpente che divora la sua coda: si insinua fra le pagine di questo romanzo e nelle vite dei suoi personaggi come a voler ricordare la circolarità dell’esistenza umana che, condizionata inconsciamente dal proprio passato, continua a perpetrarsi all’infinito lungo la catena generazionale viziando non solo le storie familiari ma anche il destino dell’umanità.

Spiega con tre aggettivi il tuo romanzo

Semplice nei contenuti. Intrigante nella storia. Rivoluzionario nel messaggio.

Qual è il tuo ultimo libro letto?

L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafòn

Qual è il libro che hai sempre voluto leggere e che non hai mai letto?

Se avessi voluto davvero leggere un libro, lo avrei fatto. Però, un testo impegnativo che mi ha sempre attirata, ma che per dimensioni e tipo di scrittura continua a scoraggiarmi, è La Bibbia.

Chi è il tuo personaggio preferito?

Sherlock Holmes, per il suo fascino, le sue capacità deduttive, per la logica, l’intuizione, l’intelligenza.

Severus Piton, personaggio della scrittrice J.K:Rowling nella serie di Harry Potter.

È una delle figure oscure e perfide della saga. Tuttavia, è uno dei personaggi che apprezzo di più perché, a differenza degli altri, i cui ruoli sono chiari, fino alla fine cela la sua vera missione e lo fa consapevole di farsi detestare, sacrificando la sua reputazione solo per proteggere chi ama.

Quale autore vorresti essere?

Vorrei avere le conoscenze e le capacità di un uomo e maestro che ci ha lasciati di recente, Andrea Camilleri. Visto che apprezzo il genere fantasy e il classico di formazione non mi dispiacerebbe somigliare anche un po’ alla Rowling.

Il posto migliore per scrivere e leggere?

Dipende dalla stagione. In estate in giardino nelle prime ore del mattino. D’inverno nello studio. Purché in entrambi i casi ci sia silenzio.

Cosa bolle in pentola adesso? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per me scrivere non è un lavoro, non devo rispettare delle scadenze e non voglio pensare a quello che potrei scrivere ancora. So solamente di avere tanto da dire, da raccontare e molta voglia di farlo. Ma attendo che arrivi intensa quella famosa “spinta” da dentro che mi inviti a entrare ancora una volta in quel mondo fantastico fatto di realtà e di immaginazione.

La felicità è…

… un mondo di pace.

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