Madonne calatine di Giuseppe Federico inaugura la collana Quasi Oliva Speciosa

Quando nasce un nuovo libro è sempre una grande gioia ed emozione in casa editrice, ma lo diventa ancora di più se insieme al libro nasce una nuova collana.

È con grade piacere che vi presentiamo il nuovo libro dal titolo MADONNE CALATINE Guida alla contemplazione: Storia, Teologia, Iconografia e Iconologia di Giuseppe Federico, che inaugura Quasi Oliva Speciosa, Collana di studi su fede arte e tradizione e diretta dallo stesso autore.

La collana si propone di esaltare e produrre opere che riguardano la fede, l’arte e la tradizione delle varie regioni d’Italia. Abbiamo incontrato l’autore in casa editrice e gli abbiamo fatto alcune domande.

Don Pippo come nasce questa sua opera prima sulle Madonne Calatine?

Sono cresciuto in una città, Caltagirone, fortemente segnata dalla devozione mariana. Con il passare degli anni è emerso in me il desiderio di approfondire la storia e il significato delle immagini che maggiormente “parlano” al mio cuore e a quello dei miei concittadini.

Don Pippo Federico

In questo mi ha aiutato molto la passione per l’iconografia e l’iconologia, in particolare per l’iconografia cristiana, che ho potuto approfondire negli anni di studio della Liturgia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma. Si è trattato di un approfondimento non solo teorico ma anche, e soprattutto esperienziale, a contatto con l’immenso patrimonio artistico della Città eterna. Inoltre, gli anni di insegnamento presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania, mi hanno permesso di sviluppare un approccio storico e teologico alla vita devozionale che per lo più ruota attorno alle immagini sacre.

Devo pure dire che, scrivere queste pagine, è stato come voler pagare un debito: sono sacerdote e la presenza mariana nella mia vita ha un grande significato.

Dove trova il tempo, con tutti gli impegni di parroco della Cattedrale e …, di scrivere e fare ricerche?

Confesso che non è facile: si tratta di sacrificare il poco tempo libero a una passione, una passione però che non risparmia sorprese e, soprattutto, “riscalda” il cuore.

Come mai, con l’editore, avete deciso di varare una nuova collana per ospitare opere come la sua?

Credo che questa nuova collana possa colmare un vuoto della produzione culturale attuale. In un tempo di globalizzazione, studiare e far conoscere l’enorme patrimonio che il vissuto cristiano ha prodotto nei secoli a livello popolare, può contribuire a custodire, rafforzare e rivitalizzare le nostre radici.

È solo un caso che il primo titolo, la sua opera, riguardi la Sicilia oppure è stata una scelta ben precisa per inaugurare la collana che ha un titolo che incuriosisce molto. Ci piacerebbe sapere come nasce il nome della collana Quasi Oliva Speciosa?

Certamente il punto di partenza è stato il legame con la cultura religiosa siciliana. Tuttavia l’orizzonte vuole essere più ampio.

Nella elaborazione di un logo che potesse divenire identificativo della collana, ho pensato all’olivo, una delle piante più diffuse al mondo e, in particolare nell’area mediterranea, di origini antichissime, con una forte valenza simbolica.

Dell’olivo mi colpiscono il suo essere un albero sempreverde, la sua longevità, le sue radici che si espandono sul terreno, la raccolta del suo frutto che ancora oggi diventa un particolare momento di aggregazione.

Sono caratteristiche anche della cultura popolare e in particolare della cultura religiosa: una realtà radicata e diffusa che dura nel tempo, capace di creare aggregazione e di dare identità a una comunità.

Anche nella Bibbia in numerosi passi si parla di ulivi: la Terra promessa è terra di ulivi, di olio e di miele; nei Libri sapienziali, la Sapienza divina, parlando di sé, dice: “Sono cresciuta come un ulivo maestoso nella pianura”, “quasi oliva speciosa in campis”.

Penso che la cultura religiosa, nelle sue diverse concretizzazioni (culto, tradizioni, arte, canti e testi devozionali, …), porti le tracce e sia quasi un riflesso di questa Sapienza divina e che valga la pena conoscerla e farla conoscere, possibilmente con un linguaggio semplice ma non banale, capace di farsi comprendere da tutti.

La collana è diretta da lei, ma ha anche un Comitato scientifico di tutto rispetto. Chi sono i componenti e come sono stati scelti?

Alla base c’è un rapporto di amicizia e di stima vicendevole.

Il dottor Francesco Paolo Failla è il direttore della biblioteca della Diocesi di Caltagirone “Mario e Luigi Sturzo” e vice direttore nazionale dell’ABEI – Associazione Bibliotecari Ecclesiastici Italiani.

Alla passione per i libri unisce il rigore nella ricerca: studioso di Luigi Sturzo, in questi ultimi tempi sta facendo ricerche sul rapporto tra i gesuiti nati e formatisi in Sicilia nei secoli XVII-XVIII e la Cina. Don Matteo Malgioglio, attualmente parroco a Mineo, si è laureato presso l’Università di Catania con una tesi in archeologia medievale. Ha conseguito il dottorato presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma con una tesi sul Vangelo di Matteo e ha insegnato greco biblico ed esegesi presso diversi istituti accademici. Attualmente sta facendo ricerche d’archivio sulla presenza ebraica nel nostro territorio.

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