Emilio Sarli torna con una nuova e inedita ricerca storica

Emilio Sarli, avvocato, membro della Società Salernitana di Storia Patria e del Centro Studi e Ricerche Vallo di Diano Pietro Laveglia, ha pubblicato diverse opere di narrativa e saggistica. La collaborazione editoriale con Bonfirraro, iniziata con i romanzi archeomitologici La Dea di Morgantina e Voglio vederti danzare, prosegue con questo singolare viaggio storico nei luoghi bonificati del Bel Paese, raccontato attraversando epoche e territori con un repertorio puntuale, straordinario e appassionante di scritture, testimonianze e immagini. Bonficatori del bel paese è il suo ultimo lavoro

– Spieghi brevemente chi è Emilio Sarli.

Accanto alla dimensione professionale, nella mia vita riveste un ruolo significativo la dimensione culturale: sono un appassionato estimatore del patrimonio culturale italiano, ossia dei beni culturali e dei beni paesaggistici secondo la configurazione del nostro Codice dei Beni Culturali; pertanto, amo viaggiare spesso lungo la meravigliosa penisola per ammirare bellezze e sostanze dei nostri monumenti, musei, siti archeologici, archivi, biblioteche, teatri; e per godere quadri naturalistici, scorci paesaggistici, piazze e vie di paesi arroccati sugli Appennini. Nel corso dei miei viaggi raccolgo spunti, suggestioni, esperienze e testimonianze che, talvolta, mi suggeriscono storie da raccontare. La mia esperienza letteraria dice di uno stretto rapporto tra il viaggio e la scrittura.

– Torna dopo qualche anno a scrivere per Bonfirraro editore. Il tema storico è sempre un ambito preferito. Come mai questa scelta?

I miei precedenti libri editi da Bonfirraro sono dei romanzi storici (La Dea di Morgantina; Voglio vederti danzare), mentre quest’ultimo, Bonificatori del Bel Paese, parimenti ad altri libri pubblicati ancor prima, è un saggio storico. In effetti, le mie scritture hanno sempre un orizzonte storico: talvolta le coordinate storiche sono i segmenti di riferimento per la narrazione di vicende verosimili; talaltra, la storia è l’ambito stesso della ricerca che, tramite il recupero dei frammenti del passato, diventa scrittura.

– Cosa l’ha spinta a scrivere un libro sui luoghi bonificati e i bonificatori d’Italia?

Intanto, sono un operatore del settore della bonifica, quale dirigente di un consorzio di bonifica: ciò mi fa prediligere l’attenzione per questa materia, alla quale già in passato ho dedicato una monografia e alcuni saggi di natura giuridica e storico-culturale.

Con quest’ultimo libro ho riordinato note, appunti, immagini, testimonianze raccolte nel corso degli anni, con cui ho pensato di costruire un viaggio letterario tra le vicende storiche delle bonifiche idrauliche e irrigue che hanno interessato la nostra penisola; tanto, partendo da quei grandi bonificatori che, con azioni significative e progetti e opere rilevanti per il territorio, hanno redento luoghi paludosi e malsani e recuperato campi per l’agricoltura e gli altri usi produttivi e civili. Anche perché, come sosteneva uno di questi protagonisti della bonificazione, Giuseppe Medici, «È bene ricordare queste cose poiché tutti siamo un po’ immemori di quanto han fatto i nostri vecchi per guadagnare alla buona agricoltura nuove terre e dare dignità alle popolazioni che vivevano tra paludi e pantani malarici».

– Non serve un’attenta e severa lettura per comprendere il valore di alcune pagine, che consentono di vedere con i propri occhi le documentazioni da cui ha tratto le informazioni utili per parlare di bonifica e bonificatori. Qual è stato il suo percorso di ricerca? È quanto è stato difficile per lei?

Effettivamente, per scrivere questo libro e, dunque, compiere con i lettori, un viaggio nella millenaria epopea bonificatrice italica, ho sfogliato migliaia di pagine di storie di uomini, di terre e di acque; pagine di libri in buona parte prelevati da una particolare sezione del mio archivio librario, che ho chiamato Biblioteca della Bonifica. Il percorso della scrittura, specie di quella saggistica, non può prescindere da una scrupolosa ricerca e confronto delle fonti e da un approfondito studio documentale. Così è stato anche per il presente lavoro, che pure mi ha portato tra speciali biblioteche e polverosi archivi, sulle tracce di manoscritti e altre antiche carte.

– In Bonificatori del bel paese fa riferimento a Goethe e a un passo specifico del suo Faust. Come mai questa scelta?

L’epigrafe iniziale del libro è una frase del Faust di Goethe: «Lungo il monte si stende una palude, appesta quanto è stato conquistato; bonificare il putrido acquitrino sarebbe l’ultima, la più alta conquista!». Come si vede, il poeta teneva in grande considerazione la bonificazione quale opera di civiltà! In proposito, un autore e bonificatore, Valentino Orsolini Cencelli, richiamando l’escursione nella pianura pontina compiuta da Goethe in occasione del suo Viaggio in Italia, ha scritto che: «Le ultime parole che il grande poeta tedesco fa pronunziare a Faust morente contengono viva l’ispirazione di quella visita».

– Per un maggiore e completo lavoro si è cimentato in veri e propri sopralluoghi. Quanto questo è stato importante per il suo lavoro? E soprattutto c’è un luogo in particolare per cui ha un aneddoto da raccontare?

Effettivamente, accanto alle tante letture delle quali prima dicevo, per scrivere questo libro ho percorso in lungo e in largo il Bel Paese: per costeggiare fiumi, torrenti e canali di bonifica, vedere argini, anse e meandri, osservare chiaviche, botti, idrovore, conche di navigazione e variegate altre fabbriche per togliere, condurre o regolare acque, leggere epigrafi su lastre in pietra o in marmo, scattare foto, scrutinare mappe e disegni tecnici, seguire dibattiti e congressi. E, nel raggiungere i luoghi più disparati, mi è anche capitato di perdermi tra vie sterrate e senza via d’uscita, come quella volta in cui mi sono ritrovato sulla sponda del Reno e, costretto ad attraversarlo con una sorta di traghetto, ho potuto proseguire sulla strada che costeggia il fiume ammirandone le placide acque colorate dai raggi vermigli del sole al tramonto.

– Qual è l’importanza del suo nuovo lavoro Bonificatori del bel paese?

Con questo libro, nel ricordare vicende e protagonisti di una epopea risalente, duratura e complessa, ho voluto pure contribuire a diffondere il senso della pratica bonificatoria nelle nostre pianure e a far crescere la consapevolezza di quanto è stato fatto per costruire luoghi e paesaggi, molti dei quali recano ancora l’impronta della bonificazione stessa.

–  Ci sono altri progetti in cantiere?

Certamente continuerò a scrivere per raccontare storie che mi appassionano, ritenendo la scrittura anche una forma di impegno sociale, nella misura in cui riesce a trasmettere dei messaggi civili.


2 thoughts on “Emilio Sarli torna con una nuova e inedita ricerca storica

  1. MARIO SENATORE

    Il tuo “impegno sociale” e la trasmissione “dei messaggi civili”, conoscendoti, sono sicuramente pregni di sostanza. Essi sono motivati da nobile, serio e antico “sentire”.
    Le tue – come sempre – non sono solo parole che riempiono fogli…
    Prenoto almeno una copia.
    Un abbraccio colmo di ammirazione.
    Mario Senatore

  2. Emilio Sarli

    Ringrazio di cuore il caro amico Mario, poeta illustre e persona squisita!

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