#10 SE ABBRACCI UN BAMBINO! Per la serie “Cogito ergo … scrivo!”

Ho letto alcuni giorni fa una frase girando per il web, una frase che sapeva di consiglio: “quando abbracci un bambino sii l’ultimo a lasciare la presa”.

Mi ha sorpreso ma non troppo, perché è quello che mi succede quando stringo tra le braccia una piccola creatura. Lavorando con i bambini sono arrivato a cogliere l’essenza che si cela dietro un semplice gesto come l’abbraccio e l’energia che da esso si sprigiona. È come un impeto che ti travolge e ti fa vibrare ogni singola cellula del corpo.

È un pensiero che mi appartiene, certo. Infatti, quelle poche volte che ho lasciato per primo la presa, distratto da qualcos’altro che accadeva intorno, ho intravisto nel suo sguardo un velo di tristezza. Nei suoi occhi era possibile leggere parole del tipo: “perché mi hai lasciato?”, “tutto qui?”. E come se non bastasse avverti anche tu quella sensazione di mancanza, di vuoto, di qualcosa che è finito prima del tempo dovuto. Come una foglia che si stacca da sola dal ramo.

Allora esiste il momento giusto, né un secondo prima né un secondo dopo. E per evitare di sbagliare basta lasciare la presa per ultimi. Bisogna lasciare che sia il bambino o la bambina a decidere il momento giusto, quando ciò che doveva dare l’ha dato e ciò che doveva ricevere lo ha ricevuto.

Si tratta di energia naturalmente, di pura energia che è capace di uscire da un corpo ed entrare in un altro con il semplice contatto. Più precisamente è uno scambio di energia. Non si può dire che abbracciando un bambino sia solo l’adulto a dare qualcosa.

L’abbraccio in generale ha qualcosa di speciale (a voler usare una parola banale); se poi tra le braccia stringi il corpo di un bambino di sei o sette anni ti sembra quasi fuori dal naturale (sempre se poni massima attenzione e presenza). Innanzitutto ti sembra che il tempo si sia fermato all’improvviso e che tu sia scomparso in quel gesto. Meglio farlo a occhi chiusi, meglio allontanarsi per quanto possibile dai condizionamenti esterni. Quelle piccole braccia ti danno calore e allo stesso tempo brividi. Ti fanno capire che tutto quello che hai potuto imparare nella vita non arriverà alla maestosa semplicità di quel gesto. Quando un bambino ti abbraccia di sua spontanea volontà ti sta comunicando dei bei sentimenti: vuole farti sapere che si fida di te, che tutto quello che gli insegni lui lo recepisce come un atto d’amore nei suoi confronti.

A volte l’abbraccio è un modo per ringraziare senza usare le parole; è un gesto di gratitudine che facciamo quasi sempre a occhi chiusi. Sì, proprio come le cose più belle e profonde: ascoltare un brano che ci ispira un ricordo, baciare, abbracciare. Sono gesti che, quasi inconsciamente, facciamo evitando l’influenza del mondo esterno. Tanto quello che viene trasmesso non può essere visto con gli occhi, non può essere ascoltato con le orecchie. La massima consapevolezza è sufficiente. La consapevolezza che quello che stai facendo è meglio di quello che ti aspettavi.

Non so bene se è il ramo a decidere di privarsi per sempre della foglia, o quest’ultima che sceglie il momento per staccarsi. Nel caso di un abbraccio sono sicuro di una cosa: se tu sei l’adulto, lascia al piccolo il momento del rilascio. Fai in modo che siano le sue braccia a scivolare per prima, così tutto quello che poteva darti te lo avrà dato e la tua anima, da lui o da lei, ha ricevuto tutto quello di cui avevi bisogno.

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