È giallo nelle montagne palermitane: il nuovo libro di Pietro Esposto

È giallo nelle montagne palermitane.
La capacità di fondere la Sicilia, una terra che ispira, a un messaggio di condanna a uomini meschini e stronzi, indipendentemente dall’abito che indossano. Abbiamo fatto qualche domanda a Pietro Esposto, autore di Rosso Candido.

Parlaci brevemente di te. Chi è Pietro Esposto?

Ho quarantacinque anni, sposato con Ivana e padre di due ragazzi: Antonio ed Eleonora. Lavoro nel mondo della comunicazione da quasi vent’anni, una professione che mi ha portato in giro per l’Italia. Ho vissuto in Toscana e in Lombardia per lunghi periodi, sono ritornato in Sicilia nel 2019 deciso a realizzare un mio piccolo desiderio. Accogliere e ospitare il mondo nella mia Caccamo, paese in cui sono nato nel 1976. Desiderio questo che si è realizzato in Chiaramonte20, un piccolo B&B che gestisco insieme a mia moglie. Adoro cucinare e per un periodo ho frequentato pure una scuola di cucina: assistere alla lenta lievitazione del mio impasto per la pizza è una delle esperienze che mi appaga maggiormente. Con ottimi risultati a tavola, almeno così raccontano i miei ospiti!

Cosa significa per te scrivere?

Lavoro. Scrivere per me è soprattutto lavoro: relazioni, progetti, email e report. La mia vita professionale è una continua attività di scrittura. Ma è anche un ineguagliabile senso di libertà che si realizza quando, abbandonato ogni tecnicismo, più che all’utilità della mia scrittura mi lascio andare al suo suono, nella ricerca costante di una melodia fatta di parole e sensazioni.

Quando la scrittura ha incontrato la tua vita?

Non c’è un momento preciso. Scrivere è anche leggere, anzi, è assolutamente vero che non si può scrivere senza aver letto tanto. Ricordo che da ragazzo leggevo il vocabolario, una delle mie letture notturne preferite, mi appassionavano in particolare le nomenclature, cioè quelle liste di parole usate nei più svariati ambiti: era un modo per esplorare il mondo prima di addormentarmi. Posso dire che il vocabolario è stata la mia prima fonte ispiratrice, così come oggi nel continuo ricercare sinonimi e contrari. Scrivere è trovare la parola giusta per il posto giusto, ed è proprio in quel momento che incontro la scrittura.

Cosa ti ha spinto a scrivere Rosso Candido? Un tema così forte come quello della violenza

Rosso Candido nasce per stato di necessità ovvero in risposta a un periodo di forte stress fisico. Dopo essere stato costretto per un mese a non poter utilizzare il braccio destro, per una forte cervicobrachialgia, il primo esercizio di riabilitazione che ho iniziato è stato scrivere. Una scrittura fiume durata circa tre mesi e una storia che è venuta fuori naturalmente, via via che la mia cervicobrachialgia (analgesici a fianco) andava sfumando.

Non vi è motivo particolare o personale nell’aver scelto il tema della violenza sulle donne, è stato più un atto di dovere nei confronti di una violenta quotidianità.

Io ho solo cercato di mettere a nudo comportamenti meschini, di uomini meschini, in una strana farsa, in una messinscena a tratti ridicola per sottolineare (almeno così ho cercato di fare) la più volgare tra le miserie umane: la violenza sulle donne.

C’è un personaggio al quale Pietro Esposto è più legato? Per quale motivo?

Qui non posso che rispondere: il protagonista, quel Ninni Petralia, maresciallo dei carabinieri con il pallino del freddo, amante del buon cibo e della lettura (Montalbano permettendo) che un po’ forse mi assomiglia. Sono un po’ io, e questo è un buon motivo.

Qual è il messaggio dietro la stesura del tuo romanzo?

Beh, un messaggio vero e proprio non direi. Rosso Candido è un racconto leggero, ma se devo proprio, di piccoli messaggi ne potrei individuare due: il primo relativo alla storia che racconto, cioè gli uomini, sanno essere molto meschini e stronzi, indipendentemente dall’abito che indossano.

Il secondo riguarda la scena, il contesto, ovvero che la Sicilia è una terra che ispira parole e trame con una forza inaudita e, nella miseria di alcuni personaggi, sa riscattare e far riscattare, condanna, assolve e libera.

Ci saranno altre avventure del maresciallo Ninni Petralia?
Me lo auguro, un po’ per affetto, visto che ci somigliamo tanto, ma anche per rispetto, visto che di nuove pagine ne ho scritto già parecchie. Sarebbe un peccato!

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